Biografia

 

Mario Ghezzi nasce a Siena nel 1919, figlio unico di genitori anziani. Trascorre i primi sei anni di vita in Maremma, nella fattoria Venturi di Roccastrada. Quando ha sei anni, la famiglia si trasferisce a Siena: qui frequenta con buoni risultati la scuola, il liceo classico e la Facoltà di Medicina.

Nel 1943 si laurea e durante la guerra lavora come medico volontario all’Ospedale Santa Maria della Scala.

Nel 1946 si sposa con Clara Antonietti, mentre l’anno successivo nasce la loro unica figlia Paola.

Decide allora di lasciare il posto volontario all’ospedale per dedicarsi all’esercizio della libera professione come medico di famiglia.

Nel 1949 la famiglia Ghezzi si trasferisce nella casa di via Enea Silvio Piccolomini 14, dove Mario vivrà per il resto della vita e dove è conservato l’archivio delle sue opere. Nello stesso anno apre anche un ambulatorio medico in Via delle Terme, dove eserciterà fino alla pensione nel 1989.

La passione per l’attività pittorica inizia negli anni Quaranta e continua senza interruzioni fino a tutti gli anni Novanta. La prima personalità di rilievo a notare la sua pittura è Enzo Carli, alla fine degli anni Cinquanta. L’incontro con Carli lo incoraggia a dedicarsi alla pittura e ad allestire le prime mostre personali.

Nel 1961 il pittore organizza la sua prima mostra a Firenze presso la Galleria l’«Indiano», di proprietà di Piero Santi. Questi lo introduce ad alcuni pittori e scultori di Forte dei Marmi (Gabrielli, Puliti, Guidi, Coluccini), con cui l’artista darà vita a un sodalizio duraturo.

Del 1963 è la seconda mostra personale, alla Galleria il «Cavallino» di Venezia. Gli anni Sessanta testimoniano i maggiori slanci verso il mondo artistico fuori dai confini senesi, anche se ancora negli anni Settanta partecipa a mostre collettive a Perugia, a Prato e ad Arezzo.

Dagli anni Settanta una personalità sempre più schiva e riservata, e un’idea romantica dell’arte intesa come difficile ricerca solitaria, lo porta a operare prevalentemente all’interno dell’ambiente artistico della sua città. Gli scambi culturali di questo periodo lo vedono vicino ad artisti e amici senesi come lo scrittore Angelini, i pittori Posarelli, Montagnani, Fosi, Valensin, Salerni e lo scultore Tammaro. È proprio nei decenni di raccoglimento senese che il pittore trova uno stile autonomo, riuscendo a realizzare le opere migliori.

Nel 1981 dipinge il drappellone del Palio del 2 luglio, dedicato all’ottavo centenario della morte di Rolando Bandinelli, papa Alessandro III, vinto sul campo dalla Nobile Contrada dell’Aquila.

Nel 1997 viene inaugurato il rosone di San Domenico, per alcuni la sua opera più importante e riuscita: la vetrata, che richiede diversi anni di elaborazione, rappresenta una Santa Caterina mistica e terrena, immersa nel paesaggio senese e nei quattro elementi della natura.

Nel 1998 organizza l’ultima mostra personale alla Galleria Biale Cerruti di Siena; nello stesso anno partecipa alla mostra collettiva senese “L’arte per l’arte”.

Nel 2003 esce per i tipi della casa editrice “Autore Libri Firenze” il romanzo autobiografico Siena, città di una vita.

L’archivio di famiglia in via Enea Silvio Piccolomini conserva, oltre alle tele e ai disegni, parte della corrispondenza con i critici, alcuni scritti creativi ed esplicativi del suo pensiero pittorico inediti, così come la biblioteca dell’autore. La qualità e la quantità del materiale conservato nell’archivio documentano il concreto impegno artistico durato dagli anni Quaranta fino alla morte (sopraggiunta nel 2007) e la sua profonda fede nel valore conoscitivo e formativo dell’arte.