In queste settimane in cui stiamo finalmente preparando una mostra su Ghezzi, sto riflettendo, insieme a chi mi sta aiutando, sulla sua opera e più in generale su quella che è stata la sua vita.
E sempre di più sono colpito dal fatto che sia riuscito a tenere in equilibrio perfetto ma anche separate tra loro le sue due parti: il dr. Ghezzi, stimato medico con buoni studi alle spalle, ed il pittore Mario, autodidatta e esploratore delle vie dell’Arte.
Ghezzi era in realtà molto appassionato di Medicina, una medicina che adesso pare scomparsa e che si basava principalmente sul contatto fisico con il paziente, che voleva dire toccarlo, picchiettarlo, auscultarlo, odorarlo e così via oltre naturalmente al fatto ovvio di farsi raccontare la sua storia. Una medicina ancora pretecnologica ma molto più umana dell’attuale.
L’altra parte era Mario ed entrava in scena di solito di notte quando si trasferiva davanti al cavalletto e provava ad intraprendere le vie della pittura e del ragionamento artistico. Nessuno pensi che questa seconda parte fosse un’evasione che cancellava le fatiche della prima, perché se è vero che in realtà era per lui profondamente interessante è anche vero però che era fonte continua di travaglio, di sfida, di ragionamenti a volte contorti come quando si cerca di inventare sulla tela una nuova realtà: la propria. Il modo di vedere ed osservare le cose diventava allora per gli altri poco accessibile o non immediatamente comprensibile, ma era ricco di colore, di suggestioni prospettiche e insomma di tutte quelle cose che caratterizzano la ricerca pittorica.
Mi sono chiesto se queste due parti abbiano viaggiato sempre parallele tra loro o se qualche volta si siano incrociate anche solo tangenzialmente.
Personalmente penso di no, certamente non in modo consapevole: da un lato il giorno affrontato con gli strumenti della scienza e dell’empatia verso un prossimo sofferente, dall’altra la notte ricca di sogni al limite del delirio in cui tutta la realtà era trasformata e ricostruita a suo modo.
La cosa sorprendente è che quegli incroci non ci siano stati e che il Mario notturno ed il Ghezzi diurno non si siano mai incontrati né disturbati.
Lasciatemi però dire che adesso la mostra, di cui tra poco sveleremo tutti i particolari, vuole dare risalto al Mario pittore che si abituò forse troppo alla solitudine notturna e che solo pochi hanno conosciuto ed apprezzato.
