Quello che segue sarà un post un po’ diverso da quelli degli ultimi tempi e parlerà più della quantità che non della qualità dell’opera di Ghezzi. Anche se a volte, si sa, queste due dimensioni sfumano un po’ l’una nell’altra. Lo scritto nasce dalla sensazione di aver davvero finito la catalogazione dell’Opera Omnia di Ghezzi come attraverso il suo titolo il nostro blog si è proposto fin dal suo inizio.
Il lavoro di catalogazione è stato un lavoro faticoso, lungo, interrotto per anni e poi ripreso e di cui vi abbiamo dato conto in alcuni precedenti post. Preferisco parlare di una sensazione perché sulla certezza di aver visionato l’intera opera di Ghezzi non mi giocherei cose importanti. È sempre possibile, infatti, che da qualche cassetto nascosto, da qualche armadio mai aperto ed osservato con attenzione saltino fuori ancora disegni, carte, tele che vadano ad assommarsi a quelle già viste e catalogate. È già successo! Certamente il lavoro fatto rende sempre più circoscritta l’eventuale area di cose sconosciute, però…
Insomma, è venuto il momento di abbozzare un primo resoconto (quasi) definitivo della consistenza dell’archivio delle opere del pittore senese.
Cominciamo dal Catalogo Ufficiale che speriamo prima o poi di riuscire a pubblicare almeno nelle sue opere principali. Il Catalogo – dicevo – comprende in grande maggioranza tele ed in minor misura pitture su altri supporti come cartoni, compensato, legno, carta, vetro. Interessante anche fare un ordine riguardo alla tecnica usata, in larga maggioranza pittura a olio, ma Ghezzi è stato sempre curioso di provare anche altre tecniche come la tempera, gli acrilici, l’encausto ed altro.

Le opere di questo catalogo sono 552 e ci si potrebbe “divertire” a ordinarle in vari modi e da tutti si potrebbero trarre spunti di riflessione e di maggior comprensione sul mondo artistico di Ghezzi. Per esempio: le dimensioni dei lavori che vanno da cartoni poco più grandi di una cartolina a tele di qualche metro quadro (come quella che fa da copertina a questo articolo, una tela di 2 metri per 1,70) forse ci parlano del coraggio di affrontare grandi spazi o invece di limitarsi in piccole dimensioni, forse più rassicuranti.
La classificazione però che ci è sembrata più interessante è quella che riguarda il periodo di esecuzione, messo in relazione con i “periodi” da lui stesso stabiliti della sua parabola pittorica. Non è stata un’operazione semplice quella della datazione. Il 60 % dei lavori (335) porta una datazione certa fatta avanti o retro-tela da Ghezzi con la sua firma, per gli altri ci siamo presi la responsabilità di attribuire un periodo suddividendo ogni decennio in tre parti: gli “inizi”, gli anni di mezzo e quelli della “fine”. In questo modo, considerando lo stile di pittura, la pennellata, lo strato di colore usato ed altri elementi siamo abbastanza tranquilli di aver individuato se non la datazione certa, almeno una molto vicina al vero. Qualche incertezza resta perché non raramente Ghezzi è ritornato sui suoi lavori, aggiornandoli ma così rendendo più difficile riconoscere il periodo in questione.
Secondo questa metodica di lavoro possiamo dire che:
- nel periodo iniziale (’40 – ’58) ci sono 46 opere,
- nel secondo periodo detto materico 177 (’59 – ’63),
- nel periodo spaziale abbiamo rintracciato 104 lavori (’64 – ’71),
- nel neofigurativo spaziale e semantico che va dal ’71 al 1981 sono 123,
- nel periodo ultimo figurativo (’82 – ’99) abbiamo riconosciuto 99
Se qualcuno si è preso la briga di fare una somma vedrà che mancano all’appello 3 quadri a cui non siamo proprio riusciti a dare un‘epoca precisa. Sulla prolificità maggiore o minore di alcuni periodi rispetto ad altri si potrebbe riflettere e dire cose che in qualche misura abbiamo anche già accennato, ma aspettiamo prossimi post per essere più esplicativi.
Altra considerazione: Ghezzi, come abbiamo detto, non era incline a vendere i suoi quadri, ma in realtà specialmente nelle fasi inziali qualcosa ha venduto, altre opere nei periodi successivi ha regalato ad amici e conoscenti. Credo che si possa quantificare in un 10 – 15 % (una ottantina di quadri) la quota delle opere che non conosciamo e che magari non abbiamo mai visto. Così le opere salgono ad oltre seicento.
Poi dobbiamo considerare tutto quello che abbiamo sistemato in un fondo che abbiamo per ora intitolato Fuori Catalogo, in prevalenza cartoni preparatori a successivi quadri, alcuni di grande qualità. Ne abbiamo contati 154. La maggioranza di questi va a comporre quelle “serie” su cui per anni Ghezzi ha lavorato.
Esiste infine un altro settore della sua opera composto da disegni, acquarelli, carboncini, schizzi, stampe realizzate con un torchio di sua proprietà, piccole prove su vetro, preparatorie alla grande vetrata di San Domenico. Non li abbiamo mai contati uno alla volta, ma un calcolo all’ingrosso non ne può numerare meno di tremila. In alcune di queste opere si può apprezzare la capacità di tratto, si possono sentire influenze e “citazioni” di altri pittori e sono pertanto un interessantissimo diario della sua formazione artistica.

Con un piccolo calcolo finale quindi conteggiamo nell’Opera Omnia circa 800 fra tele e cartoni, circa 3000 – 3500 disegni e altro. Trascurando quello che è andato perso o che ancora non abbiamo trovato, credo comunque che questi numeri diano la misura della passione e del talento che hanno sorretto Mario Ghezzi per tutta la vita. Ricordando sempre che si parla non di un professionista della tavolozza ma di persona che per vivere faceva il medico.
In questo breve resoconto ci siamo limitati alla pittura, di gran lunga la sua musa più ispirata, ma non scordiamo quanto ha scritto e quanto materiale di questo tipo ci ha lasciato. Prima o poi parleremo anche di quello!